lunedì 9 giugno 2008

Penelope aspetta

Aspettare è un verbo che non mi è mai piaciuto per questo arrivo sempre in ritardo agli appuntamenti. Aspettarsi è un verbo che mi piace ancor di meno se associato alla parola ‘qualcosa’, ma non riesco a farne senza, mi aspetto quasi sempre qualcosa e quel qualcosa arriva quando meno te l’aspetti, dalle persone che ‘non avrei mai detto che’.
Prendo e controllo la sveglia, perché l’orologio non lo porto, mi assicuro che le pile siano cariche e che il tempo scorra veramente così lento. Il tempo scorre così lento, è vero, ma solo quando vuole lui e per farti dispetto. Chi aspetta Penelope? Con un nome così, non può che aspettare un uomo, un uomo che tanto non arriverà, per lo meno l’uomo che si è immaginato lei non arriverà mai. Ne arriverà in ritardo un altro, trafelato, che parlerà solo di sé e dei suoi problemi, in tanto Penelope aspetta, aspetta il suo turno per intervenire, per dire la sua. Alza addirittura la mano, ma niente da fare, c’è solo da aspettare. Penelope allora annuisce e si perde nei suoi pensieri, nei sogni dell’altra notte in cui vagava in un enorme stanza piena solo di mappamondi di varie dimensioni, anche lei vorrebbe perdersi in mondi mai conosciuti ed essere per una volta l’uomo che aspettava, Ulisse.

Paura.

Ah, sì, amo questa donna, ma niente di più. Cosa mai dovrei provare per lei, quali desideri dovrei avere più di quelli che ho già, la amo e basta. Basterà? Sicuramente non basterà, le donne rompono notoriamente i coglioni anche quando non serve. Sono così. Cosa può volere di più un uomo, una bella scopata, una bevuta con gli amici, provarci con altre donne tanto per provarci. Che vita magnifica che faccio, che uomo che sono. Non ho bisogno di niente, nemmeno di lei, la amo, ma non ho bisogno di averla accanto ogni minuto. La mia libertà non me la toglie nessuno, non lo permetterò di nuovo, in passato mi è costato caro, salute, soldi e cervello. Cosa vuole questa poi, è bella, sexy, intelligente, niente di che alla fine. Che ore sono? Strano non ha ancora chiamato, di solito a quest'ora chiama e mi fa le solite domande di rito. Tornando a me, l'altro giorno ho incontrato una vecchia amica che mi sarei anche fatto in passato, Dio mio, quanto era invecchiata, come ho fatto a pensarlo. Strano, non chiama, non capisco cosa può essere successo. Stasera uscita con vecchi amici, finalmente a parlare di donne e stronzate, di donne soprattutto. Ieri ho visto una mia ex, Elena, mi chiedo come ho fatto a stare con questa, dovevo avere subito una lobotomia. Guarda, questa stronza, che non chiama. Va bene, ora chiamo la stronza: 'Amore mio, perchè non mi hai chiamato? Lo sai, che non posso stare senza sentirti...'.

Veronique in My Soul

Veronique in My Soul
Immagini & Copyright © 1988 - 2008 DAVIDE GAZZOTTI

Vanessa è immobile

Immobilità forzata, però le lacrime scendono lungo la guancia e vorrebbe leccarla, per gustarne il sapore di mare, di acqua salata, di vacanza, di vento. Brividi, quelli ci sono, anche laggiù, dove non riesce a toccarsi come un tempo, lei vorrebbe ancora provare piacere, ma chi dovrebbe sentirla, non la sente. Ascoltala, ti sta parlando, tu non la senti, ma lei usa il silenzio e le sue ciglia folte per scandire le parole. Bravo! L’hai sentita, hai accostato il tuo orecchio e il tuo cuore a lei. Vanessa ora ride e sente le onde del mare.

Sebastiao Salgado - Refugees in the Korem camp (Ethiopia, 1984)

Sebastiao Salgado - Refugees in the Korem camp (Ethiopia, 1984)
Una società che pretende di assicurare agli uomini la libertà, deve cominciare con il garantire la loro esistenza. (Leon Blum, Nuove conversazioni di Goethe con Eckermann)

Ti ho vista passare e vicina sfiorarmi la pelle, per un attimo l'ho creduto possibile.

Sex alleviates tension. Love causes it.

Sex alleviates tension. Love causes it.